Famiglia e minori

 

 

a cura di Anna Di Martino
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    Anna Di Martino, psicopedagogista
    del Piano di Zona S3. Ha frequentato il Liceo Classico Matteo Camera ad Amalfi e nel 1999 si è laureata in Scienze dell’Educazione col massimo dei voti all’Università degli studi di Salerno.

    Dopo svariati corsi di formazione, dove ha approfondito la progettazione educativa applicata alle diverse problematiche psico-sociali.

    Ha iniziato la sua attività di consulente, prima per alcune cooperative sociali poi per il Comune di Amalfi, dove attualmente coordina un Centro diurno per ragazzi diversamente abili.

    Esplica, altresì, l’attività di Educatore Professionale presso il Centro Servizi per la Famiglia e per i Minori del Piano Sociale di Zona S3.

    Ha lavorato, inoltre, presso l’UOSM dell’Asl Sa1 con contratti a progetto, ha svolto docenze presso l’Universitalia di Salerno e l’Associazione culturale “Paideia” di Salerno.


 

Bullismo e disagio giovanile


I recenti fatti di cronaca che hanno visto coinvolti anche minorenni, fanno emergere un solo dato: la crisi dell’educazione.
Di fronte alla gigantesca rivoluzione tecnologico-scientifica di portata generale che ha invaso la quotidianità del cittadino, come la televisione, internet ed altro, l’adulto ha perso il suo ruolo di “mediatore”, di “educatore” nei confronti dei giovani ed è stato sostituito da cellulari e computers attraverso i quali si costruiscono i rapporti educativi con la nuova soggettività giovanile.

Questo anche perché per anni professionisti, giornali, televisione, scuole hanno predicato che la libertà è assenza di legami e di storia, che si può diventare grandi senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere.

E’ diventato così normale pensare che nulla in fondo ha valore se non i soldi, il potere e la posizione sociale. E’ stata negata la realtà, il significato positivo della vita, è aumentato il rischio di crescere una generazione di ragazzi che si sentono orfani, senza padri e senza maestri, annoiati e a volte violenti, in balia delle mode. La loro incertezza è figlia di una cultura che ha sistematicamente demolito le condizioni e i luoghi stessi dell’educazione: la famiglia, la scuola.

E’ pur vero che gli eventi antisociali di cui si legge nelle cronache non possono essere estesi alla totalità della popolazione giovanile, abbiamo anche giovani ben educati, portatori di sani principi, impegnati in attività di volontariato e di solidarietà; allora, forse, la pedagogia non ha fallito del tutto, ma essa non è opinione, è una scienza che segue precise regole, procedure e processi, e, in quanto tale, ha il compito di tutelare la famiglia e il singolo cittadino nel suo percorso di vita civile e professionale.

L’emergenza educazione che appare ora richiede di superare gli isolamenti e le parcellizzazioni; occorre costruire alleanze educative tra famiglia, scuola e servizi sociali per poter condividere gli stessi obiettivi.

Se si vuole rafforzare il ruolo educativo dei genitori e degli adulti che incontrano difficoltà e si sentono inadeguati nell’esercizio del loro compito educativo, occorrono misure ed interventi normativi. E’ necessario offrire maggiori “risorse-tempo” alle famiglie. Non si può chiedere ai genitori di occuparsi dell’educazione dei figli e nello stesso tempo pretendere da entrambi i genitori che lavorino tutto il giorno, che assistano congiunti non- autosufficienti per ridurre i costi sociali dei servizi.

Se una famiglia deve avere un carico assistenziale e realizzare progetti educativi, ha bisogno di “risorse-tempo” o, in alternativa, deve poter disporre di servizi educativi pubblici, vale a dire professionalità che tutelino il “diritto all’educazione” inteso non solo come diritto all’istruzione.
 

 

 

di Anna Di Martino - tutti i diritti riservati -

 

 

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