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Se n'è parlato martedì 20 luglio al Museo del Viaggio di Positano. Il pretesto è stato quello di un libro, Fiordamalfi nel quale attraverso una storia romanzata si racconta il lento deglino della Costiera con l'abbandono dei terrazzamenti
Positano: abbandono dei limoneti nel libro di Flavia Amabile

amabileCostiera Amalfitana. La Costa d'Amalfi è davvero in agonia? No, anche se il cambiamento è certamente tangibile. A morire sono invece protagonisti, paesaggi, luoghi, forse anche memorie, quelle di una terra di contadini aspri e decisi, di uomini che hanno realizzato un’opera maestosa, piegare la roccia fino a trasformarla in chilometri e chilometri di giardini di limoni unici al mondo.

Che cosa resta di questa cultura? Quanti contadini ancora coltivano la terra? Quanti giovani? Le risposte a queste domande sono cifre irrisorie. La Costiera, così com’è ora, è una terra senza futuro.

Se n'è parlato martedì 20 luglio al Museo del Viaggio di Positano. Il pretesto è stato quello di un libro, Fiordamalfi (La Lepre Edizioni), di Flavia Amabile, giornalista e scrittrice che ha iniziato a girare l’Italia per far conoscere l’abbandono e il lento declino di una terra amata come pochi luoghi al mondo.

Il libro racconta la storia di un fotografo di moda che lascia lavoro, moglie e vita in città per trasferirsi con un figlio di pochi anni in Costiera Amalfitana. E’ una decisione d’impulso, frutto del mito e della bellezza di una zona capace di incantare tutti, da Ulisse in poi. Inizia a coltivare limoni, pensa di avere idee, esperienza e una certa dose di modernità per mettere su un’attività in grado di dare quanto gli basta per vivere. Si scontra invece con un mondo chiuso, ostile, ripiegato su sé stesso, e in stato di semi abbandono.

E’ una terra senza futuro, dunque, nelle condizioni attuali. E la lenta agonia è stata raccontata attraverso immagini, musiche, parole, ricordi. E con la memoria di chi in Costiera vive, ma anche di chi ha deciso di salvare un pezzo di questa cultura: le persone-libro, persone che scelgono di imparare brani di libri. Per farli conoscere a chi ha voglia di ascoltarli, per impedire che si perdano, per non far morire almeno i ricordi.
 

A seguire l'articolo sul libro della Amabile a firma di Mario Amodio pubblicato dalle pagine Estate de Il Mattino martedì 20 luglio.

Una storia romanzata come pretesto per raccontare la Costiera con l’occhio appassionato di chi ancora crede nella forza dei luoghi dell’anima. E, per questo, si adopera per preservarli. Per evitarne la morte di simboli, come i giardini pensili coltivati a limoneti, o quei personaggi con le carni arse dal sole e stanche per la fatica, che ancora guardano il “forestiero” come un intruso. Almeno fino a quando non l’hanno conosciuto a fondo. La scossa, anche ai giovani, che rinnegano i mestieri dei loro padri, arriva da Flavia Amabile, che affida alla prosa il suo appello: restituire a questa terra un futuro. E lo fa attraverso personaggi immaginari protagonisti di una storia che si intreccia ai luoghi dell’anima della Costiera, tra astuti maneggi di fondo, disavventure e attese tradite. Il fotografo di moda che lascia il lavoro su consiglio di un amico (che alla fine della storia scopre essere l’amante della moglie e il vero artefice delle sue peripezie) per trasferirsi con un figlio di pochi anni in Costiera Amalfitana, è il personaggio al quale la giornalista e scrittrice affida le sue denunce, snocciolate attraverso una serie di episodi. Dagli operai in Porsche, fieri padroni persino di strade anguste un tempo chiamate mulattiere, al traffico in tilt dell’estate. «Uno di quei tappi senza sbocco – scrive la Amabile nel suo libro – in cui si resta a cuocere sotto il sole osservando sconsolati una lunga fila di auto davanti a sé». Ma anche quei pullman che non si fermano quando sono carichi di turisti. «Avete mai provato a fermarlo? La cosa più probabile che possa capitarvi è vederlo passare davanti a voi, deciso e indifferente quanto un albero di limoni davanti al vostro sudore mentre strappate erbacce ai suoi piedi». Già, gli alberi di limoni, altri protagonisti di questa storia. Altri destinati all’abbandono. Perché come scrive Flavia Amabile per il tramite di un altro dei suoi personaggi «i limoni di qua non li vuole nessuno, costano due volte di più di quelli siciliani». Fatica e sudore, per coltivare quei terrazzamenti da cui scappano i giovani. «Li avere mai visti? I figli nostri se ne vanno fra trent’anni sarà tutto selvaggio che ve ne importa di far crescere il figlio vostro qua». Quante verità racconta Flavia Amabile attraverso i suoi personaggi. E quante disavventure: la ricerca di un idraulico o l’acquedotto secondario «che funziona come una linea telefonica». Ma anche gli incendi che ingoiano la fitta vegetazione. «Arrivando in Costiera si può essere colpiti da un senso di vertigine – si legge nel libro – lo stesso di chi scenda da una giostra. Dopo un anno in un grande centro avremmo avuto mille opportunità. Dopo dodici mesi in costiera agosto si presentò identico al precedente». Un’impresa far decollare la produzione di limoni e la trasformazione in marmellate Fiordamalfi affidate alle mani della «balena», una pantagruelica massaia assoldata tra i motori dell’azienda. Che fatica la Costiera. Flavia Amabile, originaria di questa luoghi, l’ha raccontata proprio così com’è: bella e snervante. Lo ha fatto in punta di penna, quando parla di panorami e suggestioni, senza timore quando bacchetta e ne invoca la salvezza. «È una terra senza futuro nelle condizioni attuali» dice l’autrice che stasera a Positano, nel Museo del Viaggio, racconterà la Costiera con immagini, musiche, parole, ricordi. E con la memoria di chi in Costiera vive, ma anche di chi ha deciso di salvare un pezzo di questa cultura: le persone-libro, che scelgono di imparare brani dei testi per farli conoscere a chi ha voglia di ascoltarli, per non far morire almeno i ricordi. Racconterà la Costiera attraverso il suo libro con un lieto fine. Il fotografo, che nel frattempo scopre l’astuto maneggio dell’amico amante di sua moglie, ottiene l’affidamento del figlio, rientra Roma ma non si priva di quei limoneti. Che nel frattempo fruttano grazie all’intuito femminile di una giovane “costierana”. Le marmellate Fiordamalfi, almeno sopravvivono. Mario Amodio (Il Mattino Estate - Martedì 20 luglio)

 

(redazione de il foglio Costa d'Amalfi)

 

articolo del: 22/07/2010 - di redazione visto 545 volte


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