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non attacca i giudici, Cesare Festa, ma vuole che di questa vicenda giudiziaria siano a conoscenza i presidenti di Camera e Senato, il Capo dello Stato, la Cassazione, e il leader del Pd Veltroni, perché secondo lui "questo caso non ha colore politico"
Salerno: il sindaco di Pisciotta torna libero e si difende

cesare festaCostiera Cilentata. E venne il giorno della difesa per Cesare Festa, il sindaco di Pisciotta, costretto per un bel po' di giorni agli arresti domiciliari, e liberato poco più di una settimana fa, in quanto considerato nel quadro accusatorio tra gli artefici di un presunto comitato di affari. 

E l'altro giorno, il primo cittadino, una volta ritornato libero, ha rivendicato onore, onestà, estrema correttezza nei comportamenti di fronte ad un’inchiesta che non ha esitato a definire «dagli aspetti surreali». 

«Una vicenda giudiziaria paradossale, assurda, incredibile in cui io, Marsicano e Veneroso siamo andati in galera per aver fatto osservare rigorosamente la legge - ha sottolineato Cesare Festa durante la conderenza stampa nella sala del Caffé Moka a Salerno - Nelle notti insonni dei dieci giorni ai domiciliari mi sono interrogato lungamente. Poi mi sono detto: Cesare che fascista sei se ti fai travolgere da questa vicenda».

Nella sala del Caffé Moka il sindaco di Pisciotta Festa sedeva accanto al commercialista Vittorio Marsicano e al consigliere comunale Pietro Veneroso insieme agli avvocati Francesco Castiello, Carmine Giovine, Paolo Carbone. E qui, dinnazi ai giornalisti e ai sostenitori di Salerno e Pisciotta, ai familiari ed ai politici Franco Brusco, Fernando Zara, Enzo Fasano, Alfonso Senatore, il sindaco di Pisciotta ha iniziato il racconto.

«C’era una pratica ferma da cinque mesi nell’ufficio Urbanistica, non avallata né respinta. Un cittadino, Marsicano, si è lamentato. Ho chiesto a Veneroso di verificare lo stato della pratica. E siamo finiti in galera per concussione, violenza e minaccia a pubblico ufficiale per aver fatto il nostro dovere: se non avessi verificato lo stato della pratica infatti sarebbe stata omissione.

Si è parlato di cemento e politica, di lottizzazioni abusive. Ecco - dice poi mostrando una foto - quel terreno è incolto. Le foto pubblicate sui giornali sono di un abuso vero, vicino a quel terreno, che io ho fermato».

Il pm Alfredo Greco non viene citato esplicitamente, ma il sindaco di Pisciotta, ora nervoso, parlando a scatti, è categorico: «Siamo stati vittima di un teorema costruito a tavolino con l’avallo del dirigente dell’Ufficio urbanistica che, constatato il suo fallimento, temeva di essere licenziato. Il pm nella richiesta di arresti ci descrive come elementi pericolosissimi, violenti, con una gestione padronale del Comune solo per poi fare una inversione a U nella richiesta di scarcerazione: mi ha definito “vaso di coccio”.

Non siamo né prepotenti, né vasi di coccio. E non sono il tipo da piegare la schiena: informerò di questa vicenda giudiziaria la Presidenza della Camera e del Senato, il Capo dello Stato, il Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Salerno, il Presidente della Cassazione e il capo dell’opposizione Veltroni. Perché questo caso non ha colore politico».

 

 

 

(redazione de il foglio Costa d'Amalfi)

 

 

articolo del: 02/02/2009 - di redazione visto 847 volte


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